La Ubulibri

La Ubulibri è una casa editrice fondata nel 1977 da Franco Quadri, che si occupa prevalentemente di pubblicazioni sul teatro e sulle Arti sceniche.

Ubulibri
Via Amerigo Vespucci 24
00153 Roma
Tel. 06 69317694 segreteria@ubulibri.it


LIBRI BIANCHI

Autobiografie firmate, saggi critici d’autore, opere che segnano una svolta nell’interpretazione dello spettacolo.

 

American MoviesAmerican Movies 90
Altman, Coppola, Kasdan, Demme, Hartley, Coen, Van Sant, Tarantino
a cura di Manlio Benigni e Fabio Paracchini
pp. 288, ill., € 21,00
(ISBN 978-88-77481-40-5)
ESAURITO

 

 

“Nei Protagonisti c’è una scena in cui Griffin Mill dice: ‘Sono affascinato dall’idea di eliminare lo scrittore dal processo artistico’. E aggiunge: ‘Ora, se solo riusciamo a sbarazzarci dei registi e degli attori, avremo davvero ottenuto qualcosa’. Negli Studios di Hollywood si comportano proprio così, anche se neppure se ne accorgono”.
Robert Altman

“Ho visto così tanti film che mi piace giocherellarci. Più o meno nove su dieci ti fanno sapere nei primi dieci minuti che tipo di film si sta per vedere; sono convinto che gli spettatori nel subconscio leggono questo messaggio iniziale e prevedono le mosse successive. E mi piace usare quell’informazione contro di loro”.
Quentin Tarantino

Padri e figli, zii e nipoti: nove grandi registi di questo decennio raccontano la loro esperienza dentro e fuori Hollywood. Un percorso attraverso l’ironia e la saggezza di Robert Altman, il sofferto diario creativo di Francis Ford Coppola per il suo Dracula, la tranquilla convivenza tra norma e autonomia nel cinema di Lawrence Kasdan, il lungo cammino di Jonathan Demme dalla bottega di Roger Corman all’Oscar; e ancora, il cinema nomade e “diverso” di Gus Van Sant, il manierismo ironico dei fratelli Coen, i buffi e rigorosi drammi da camera di Hal Hartley, la cinefilia onnivora del regista-rivelazione Quentin Tarantino.
Attraverso le testimonianze di un gruppo di cineasti-autori vengono restituite le differenze, ma anche le affinità, tra progenitori e “novissimi”, viene tratteggiata una mappa del nuovo cinema americano, una trama di relazioni che lega – nella ricerca ostinata e costante di una via personale e indipendente – personaggi apparentemente distanti e generazioni diverse.
Interviste, diari, sceneggiature, confessioni tra industria e creazione, tra mercato e libertà.

Eugenio Barba
Teatro
Solitudine, mestiere, rivolta
2° edizione aggiornata
pp. 328, ill., € 14,46
(ISBN 978-88-77481-51-1)
Esaurito

 

Un manuale, un’autobiografia, un libro di storia del teatro. Eugenio Barba, da oltre quarant’anni regista, teorico e animatore dell’Odin Teatret e della sua rivoluzionaria visione della scena, ripercorre qui le tappe fondamentali della sua pratica teatrale: la frattura originaria con la tradizione, l’importanza del laboratorio e del training, il rapporto con il Sud del mondo attraverso i baratti, il Terzo Teatro come ricerca di senso oltre la tradizione e l’avanguardia, la trasmissione dell’eredità.

Preparando undici anni dopo una nuova edizione di Aldilà delle isole galleggianti, Eugenio Barba ha cominciato a eliminare materiali per sostituirli con nuovi scritti e aggiungervi altri pezzi ritrovati, finché un giorno s’è accorto di avere tra le mani un nuovo libro che rivisita la storia sua e del suo gruppo: il riepilogo appassionato di una vita in teatro e nel teatro della vita, concepito come un viaggio nel mondo per cercarne la necessità. Non a caso questo volume si chiama Teatro e ha per sottotitolo “solitudine, mestiere, rivolta”. È allo stesso tempo una zigzagante autobiografia, una storia di trent’anni della scene e dell’uomo aldifuori della scena, un manuale di lavoro e uno studio sulla dialettica di gruppo, pieno di folgoranti visioni creative.
Barba, da oltre trent’anni regista, teorico e animatore dell’Odin Teatret, ripercorre qui le tappe fondamentali della sua pratica teatrale: la frattura originaria con la tradizione, l’importanza del laboratorio e del training, i viaggi e i baratti nel Sud del mondo, il Terzo Teatro come ricerca di senso oltre ogni etichetta, la testimonianza dei maestri, rivoluzionari della scena o apprendisti della vita, la trasmissione dell’eredità.

“Credo che se continuo a far teatro dopo trent’anni è perché i miei piedi e quelli dei miei attori non si sono ancora stancati. Ci spingono verso il luogo dove non potremo arrivare”.
Eugenio Barba

Dello stesso autore, nelle edizioni Ubulibri:
– L’arte segreta dell’attore – I libri quadrati. Esaurito
– Il Brecht dell’Odin – I libri neri. Esaurito
– Bruciare la casa – I libri bianchi
– La terra di ceneri e diamanti – I libri bianchi
– Viaggi con l’Odin Teatret – I libri quadrati. Esaurito

 

Eugenio Barba
La terra di cenere e diamanti
Il mio apprendistato in Polonia
seguito da 26 lettere di Jerzy Grotowski a Eugenio Barba
Nuova edizione arricchita da materiali inediti
pp. 192, € 22,00
(ISBN 978-88-77482-54-9)

 

Dopo la scomparsa di Grotowski, Eugenio Barba ripresenta, arricchito da un’appendice d’addio al Maestro, un prezioso libro già da lui pubblicato prima della fine del secolo. La terra di cenere e diamanti, che prende il titolo dal grande film di Wajda, racconta gli anni passati dall’autore in Polonia dal 1961 al 1964 e il suo apprendistato di teatro e di vita al Laboratorio delle 13 file di Opole, dove Grotowski elaborava il “Nuovo Testamento del Teatro”. Barba ci racconta dal vivo la rivolta del Maestro, condotta giorno per giorno con personaggi notevolissimi, e il progressivo affermarsi grazie alla divulgazione che lui stesso ne faceva all’estero, a dispetto della pesante situazione repressiva di quegli anni polacchi. Ne esce lo svolgersi di un travaglio creativo e di un rapporto affettuoso, che trova un eccezionale supplemento documentale nelle ventisei lettere inviate successivamente dal Maestro, che si firma Lama, all’allievo identificato a volte col Kim di Kipling, dove, tra riferimenti alla cultura indiana, ai resoconti delle conquiste del Teatr-Laboratorium, trasferito dal 1965 a Wroclaw, si affiancano le domande sui primi passi dell’Odin Teatret barbiano da Oslo a Holstebro, al suo vagare nel mondo, e galoppa il pensiero, strumento di conoscenza.

“Vi sono momenti di felicità così intensi che uno ha paura. Ma io non ne avevo, ero stordito dal Principe costante. Mai uno spettacolo mi ha sconvolto tanto, facendomi volare e atterrare allo stesso posto di prima, ora totalmente diverso. Le mie fondamenta erano capovolte, non riuscivo a capire cosa fosse successo a quegli attori che pure conoscevo così bene. Negli spettacoli del 13 Rzedów che avevo visto, Ryszard Cieslak era un attore secondario, i protagonisti erano stati sempre i bravissimi Zygmunt Molik e Zbigniew Cynkutis. Adesso vedevo Cieslak nella parte del protagonista: uno spirito e assieme un leone che danzavano sulla punta dell’ago. Una visione che ha marcato la mia anima. Ancora oggi il mio sogno di regista è che ognuno dei miei attori prenda possesso di ognuno dei suoi spettatori come Ryszard Cieslak fece con me. Ryszard e io non diventammo mai veramente amici. Ma il suo Principe costante mi accompagna e sarà accanto a me fino alla fine.”
Eugenio Barba

“Carissimo Pan Eugeniusz,
penso che il mio ultimo seminario a Holstebro (l’ultimo in tutti i sensi) sia un segno importante. Oggettivamente. È un segno anche per me. Quel che mi aspetto non sarà facile, e prego di esserne all’altezza. Domani termino i 36 anni ed entro nel trentasettesimo. La gioventù è passata. Non è stata cattiva. Cosa sta cambiando in me? Probabilmente ero vecchio e bambino a un tempo. Ma ora, da vecchio, le dico: più il mondo cambia e più, quando sarà il momento, mi sia dato di lasciarlo con dignità. L’abbraccio forte, credo profondamente in lei.

Grot.

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