L'Aids e la fine del sogno negli Usa dell'era Reagan
Commovente edizione di Angels in America di De Capitani e Bruni.

di Franco Quadri


È con enorme emozione che si vede e si vive, tra il riso e il pianto, la prima parte di Angels in America di Tony Kushner, denominata Prima del millennio e ricreata in uno show di oltre tre ore dai Teatridithalia con la regia di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, sedici anni dopo il clamoroso debutto americano. Questa "fantasia gay su temi nazionali", che è anche alla base di un celebrato adattamento televisivo, ci racconta una storia epocale, in una America reaganiana carica di scandali e di intolleranze come quella del secondo Bush, squassata dall'avvento dell'Aids, sotto un volo protettivo di angeli che si svilupperà nella seconda parte, programmata dalla compagnia per l'ottobre 2008 nella sua nuova sede milanese. A toccarci e scuoterci ora è la frenesia di vita che si intreccia in questa anticamera della morte tra confusioni di razze, di ideologie, di diverse fedi, tra cui spiccano quelle degli ebrei e dei mormoni: assistiamo dunque all'ansia gonfia di angosce di una coppia omosessuale divisa dalla malattia, ma anche a quella di due sposi in crisi, tra esseri incerti e vaganti a cui fanno da contrappeso, sui due opposti fronti, le certezze di un infermiere gay nero e di un personaggio storico come Roy M. Cohn, che come segretario di Mc Carthy fece condannare i Rosenberg, e qui figura come uomo del potere repubblicano, omofobo dichiarato sconfessato dall'Aids, al quale De Capitani dà una grinta viscida strabordante. Si sovrappongono dunque le situazioni intime e i dialoghi, accostando diversi letti matrimoniali, situazioni di ospedale, tavoli ministeriali e sogni consumati dentro un frigo, una stazione di Salt Lake City e un angolo buio del Central Park, in uno spettacolo ricco di fantasia e voglia espressiva che supera i vincoli ambientali, importa fantastiche visioni registrate e ridondanti sonorità e ospita lo spettro vindice di Ethel Rosenberg prima del volo conclusivo dell'angelo. E per una volta si può contare su un'adesione interpretativa di felice compattezza in cui spiccano le tormentate raffigurazioni di Cristian Giammarini e Elena Russo Arman, i trasformismi eclettici di Ida Marinelli, l'introspezione sofferta di giovani come Umberto Petranca e Edoardo Ribatto, assieme al redivivo Fabrizio Matteini. Un teatro in cui succede qualcosa, dentro e fuori di noi; e anche gli eccessi pagano.

(da "la Repubblica", 7 maggio 2007, con reintegro dei tagli)

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