Tutte le volte che esce Il Patalogo - l'annuario del teatro
pubblicato da Ubulibri è arrivato al numero 29 - si ha la netta sensazione
che uno strumento simile non solo sia indispensabile, ma sia necessario alla
memoria del teatro. L'annuario, ideato da Franco Quadri, assolve al bisogno
dell'arte scenica, effimera per eccellenza, di fissare su carta i
propri protagonisti, le idee, i nuclei tematici di un anno di spettacoli e di
protagonisti, un modo per fare il punto dello stato dell'arte, un modo per
continuare consapevoli di ciò che è stato fatto, nel sostenere l'utopia
del teatro. Oltre all'elenco ragionato di tutti gli spettacoli presentati in un anno
in Italia con un'ampia panoramica sui festival stranieri, nel nuovo volume
figura un alfabeto di nomi che dalla A di Altro Ronconi
alla Z di Zidane disegna una pianta della teatralità.
E come sempre più spesso accade la scelta di enucleare una serie di parole
che esprimono idee, è un modo per dire: il catalogo delle idee è questo,
un concentrato di intuizioni, di riflessioni in cui passato e presente si
sommano nel nome di un impegno a proseguire nel futuro lungo la strada
stretta del teatro, luogo non tanto della rappresentazione, ma delle ipotesi di realtà,
ipotesi che ci aiutano a leggere il mondo che ci circonda. "C'è un teatro che ha imparato a fare a meno della filiazione drammaturgica e cerca un diretto contatto con il reale, o prende comunque spunto da materiali non destinati alla scena dai modi di scrittura e dalla tematica non narrativa", scrive Franco Quadri in apertura della sezione de I nomi dell'anno.
Il riferimento va in primis a Luca Ronconi, premiato con l'Ubu
per il "Progetto Domani", realizzato per le Olimpiadi invernali di Torino 2006.
Ma la tendenza sottolineata da Quadri è più generale e coinvolge anche il
lavoro del regista Christoph Marthaler con Winch Only, in cui
il pretesto de L'incoronazione di Poppea di Monteverdi dà il la a una riflessione sulfurea e divertentissima sul nulla che soffoca le quotidiane relazioni
familiari e non. Ma c'è pure il bisogno di tornare alle origini di Antonio Latella
con Studio su Medea, l'occasione per "ripercorrere da zero i
primi passi dell'uomo e spiare i modi di esprimersi e convivere che arrivano
a confondersi con quelli di un teatro da rifondare. Ed è la ricerca di un teatro
possibile, di un teatro che aiuti a leggere il mondo, lo rivoluzioni almeno sul piano
delle idee a fare da filo conduttore ai nomi dell'anno del Patalogo 29.
E tutto ciò "può partire dalla realtà come Il deficiente di
Gaetano Colella e Gianfranco Berardi, che scavalca le prospettive usuali in un
mondo visto dalla parte di chi non vede; può nascere dallo studio e
da un grosso lavoro che coinvolge la tecnologia resuscitando Jarry come
l'Ubu incatenato, creato dalla maturità di Roberto Latini; o dalla
scuola come la Vita di Galileo in cui Nanni Garella è riuscito a
rivivificare Brecht, rinunciando a cornici fastose e intensificando la sensitività
dei disabili chiamati a incarnare i seguaci dello scienziato", scrive sempre
Franco Quadri. Tutto ciò per dire cosa? Che il teatro - per quanto i
grandi media fingano di non accorgersene - vive nella difficoltà
di fondi e di attenzioni una vivacità di pensiero e di azioni che non ha eguali.
Tutto ciò per dire che il teatro sembra - oggi più che mai - la via utopica
da frequentare per elaborare idee e progetti di realtà che possano scansare l'ovvio,
sottrarci alla banalità del conformismo. Il Patalogo 29 - come
nella sua tradizione quasi trentennale - ha lo scopo di documentare tutto
questo e lo fa con chiarezza e grande mole di dati, fornendo al lettore esperto
e al semplice appassionato di teatro uno spaccato reale e riflettuto della
scena contemporanea.
Io vivo nelle cose. Appunti di viaggio da "Rooms" a Pasolini
e
Ada - romanzo teatrale per enigmi in sette dimore sono
una sorta di libri d'arte che raccolgono i segni di quindici anni di attività dei
Motus, e il progetto di "romanzo teatrale" di
Ada, portato avanti
con coerenza estetica da
Fanny & Alexander. Ciò che propongono i
due volumi - degli autentici album fotografici, racconti per immagini
della ricerca teatrale di due dei gruppi più rappresentativi della scena contemporanea
italiana - è un modo nuovo di intendere la documentazione teatrale.
Si ha l'impressione che i libri d'arte di Ubu non possano vivere senza la
conoscenza diretta delle compagnie e del lavoro teatrale che documentano
con una propria autonomia grafica. Questi opposti che si attraggono
fanno sì che sia il volume dedicato ai Motus sia quello a Fanny & Alexander
permettano di documentare con creatività un percorso estetico e al
tempo stesso siano espressione stessa non solo del processo, ma anche del
prodotto/spettacolo. E come se Ubulibri nella costosa ed elegante
veste grafica dei suoi libri quadrati rincorresse la possibilità di perpetuare il
dialogo con l'opera teatrale e i suoi artefici non come riflessione esterna e
critica soltanto, ma come eco continuatrice di un viaggio estetico che si sviluppa,
si completa, si cristallizza nella forma del libro d'arte. Ecco perché in questa
sede si è preferito soffermarsi sulla forma piuttosto che sul contenuto nella convinzione
che alla fine forma e contenuto coincidano, come spesso accade nell'arte contemporanea.
Tra il 1934 e il '35, all'inizio della lugubre stagione delle purghe staliniane,
Mejerchol'd, ancora una volta controcorrente, torna al teatro al teatro di
Anton
Cechov, all'epoca additato al pubblico disprezzo dai fautori del neonato
realismo socialista. Il regista sceglie tre brevi atti unici, attraversati dalla
vena più lieve e divertente dello scrittore, con momenti di irresistibile comicità,
passando dalla commedia dell'arte al vaudeville. Nei tre testi Mejerchol'd
conta
33 svenimenti, in tutte le loro gradazioni e sfumature, dal breve
malore alla perdita dei sensi, e ne fa il filo conduttore della messinscena.
Il volume di Ubulibri propone per la prima volta in Italia le trascrizioni
del lavoro pedagogico di Mejerchol'd condotto sugli atti unici
L'anniversario,
L'orso e
Una domanda di matrimonio. Il Maestro pur
non rinunciando alla pratica della sua biomeccanica è attento a non tradire
lo spirito e gli atti psicologici propri del teatro di Cechov, richiamandosi
con rispetto alla lezione di Stanislavkij, senza riproporla, ma accompagnando
l'attore verso le possibilità di padroneggiare l'intenzione, l'esecuzione fisica,
la reazione psichica, nell'intento di cancellare ogni psicologismo in nome di
un'emozione pura. Il volume si pone come ideale prosecuzione della ricerca
che la Ubulibri dedica all'innovatore russo, partita con
L'attore biomeccanico edito nel 1993 e con il recente
1918: Lezioni di teatro del 2004.
Davide Enia è uno dei protagonisti del nuovo, vivace, intelligente teatro
contemporaneo italiano. Meritoriamente la casa editrice Ubulibri raccoglie i suoi testi,
un modo per porre un punto fermo a un teatro d'attore e di scrittura che sta
trovando ampio riscontro nell'utilizzo della narrazione e della poesia come
modelli di pensiero e di riflessione sul mondo. Da
Italia Brasile 3 a 2
a
Maggio '43, Davide Enia racconta il nostro Paese attraverso
le testimonianze di uomini e di immagini quotidiane, che nulla hanno
di eroico e di paradigmatico ma che profumano di vita con tutti i colori
delle emozioni.
Scanna ha ricevuto il Premio Tondelli nel 2003 e
costituisce per Davide Enia un punto di passaggio dal racconto epico alla tragedia.
Scanna è la storia di una guerra immaginata e sofferta all'interno di un nucleo
familiare in cui le dinamiche della violenza diventano paradigmatiche di un
mondo della sopraffazione che è dei nostri giorni.
(Da "Il Grande Fiume", Primavera 2007)