Libri per addentrarsi meglio nel teatro e nella contemporaneità
Il Patalogo 29, Motus, Fanny & Alexander, Mejerchol'd ed Enia: la multivocità del teatro per guardare più chiaramente le molte facce del mondo contemporaneo

di Nicola Arrigoni


Tutte le volte che esce Il Patalogo - l'annuario del teatro pubblicato da Ubulibri è arrivato al numero 29 - si ha la netta sensazione che uno strumento simile non solo sia indispensabile, ma sia necessario alla memoria del teatro. L'annuario, ideato da Franco Quadri, assolve al bisogno dell'arte scenica, effimera per eccellenza, di fissare su carta i propri protagonisti, le idee, i nuclei tematici di un anno di spettacoli e di protagonisti, un modo per fare il punto dello stato dell'arte, un modo per continuare consapevoli di ciò che è stato fatto, nel sostenere l'utopia del teatro. Oltre all'elenco ragionato di tutti gli spettacoli presentati in un anno in Italia con un'ampia panoramica sui festival stranieri, nel nuovo volume figura un alfabeto di nomi che dalla A di Altro Ronconi alla Z di Zidane disegna una pianta della teatralità. E come sempre più spesso accade la scelta di enucleare una serie di parole che esprimono idee, è un modo per dire: il catalogo delle idee è questo, un concentrato di intuizioni, di riflessioni in cui passato e presente si sommano nel nome di un impegno a proseguire nel futuro lungo la strada stretta del teatro, luogo non tanto della rappresentazione, ma delle ipotesi di realtà, ipotesi che ci aiutano a leggere il mondo che ci circonda. "C'è un teatro che ha imparato a fare a meno della filiazione drammaturgica e cerca un diretto contatto con il reale, o prende comunque spunto da materiali non destinati alla scena dai modi di scrittura e dalla tematica non narrativa", scrive Franco Quadri in apertura della sezione de I nomi dell'anno. Il riferimento va in primis a Luca Ronconi, premiato con l'Ubu per il "Progetto Domani", realizzato per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Ma la tendenza sottolineata da Quadri è più generale e coinvolge anche il lavoro del regista Christoph Marthaler con Winch Only, in cui il pretesto de L'incoronazione di Poppea di Monteverdi dà il la a una riflessione sulfurea e divertentissima sul nulla che soffoca le quotidiane relazioni familiari e non. Ma c'è pure il bisogno di tornare alle origini di Antonio Latella con Studio su Medea, l'occasione per "ripercorrere da zero i primi passi dell'uomo e spiare i modi di esprimersi e convivere che arrivano a confondersi con quelli di un teatro da rifondare. Ed è la ricerca di un teatro possibile, di un teatro che aiuti a leggere il mondo, lo rivoluzioni almeno sul piano delle idee a fare da filo conduttore ai nomi dell'anno del Patalogo 29. E tutto ciò "può partire dalla realtà come Il deficiente di Gaetano Colella e Gianfranco Berardi, che scavalca le prospettive usuali in un mondo visto dalla parte di chi non vede; può nascere dallo studio e da un grosso lavoro che coinvolge la tecnologia resuscitando Jarry come l'Ubu incatenato, creato dalla maturità di Roberto Latini; o dalla scuola come la Vita di Galileo in cui Nanni Garella è riuscito a rivivificare Brecht, rinunciando a cornici fastose e intensificando la sensitività dei disabili chiamati a incarnare i seguaci dello scienziato", scrive sempre Franco Quadri. Tutto ciò per dire cosa? Che il teatro - per quanto i grandi media fingano di non accorgersene - vive nella difficoltà di fondi e di attenzioni una vivacità di pensiero e di azioni che non ha eguali. Tutto ciò per dire che il teatro sembra - oggi più che mai - la via utopica da frequentare per elaborare idee e progetti di realtà che possano scansare l'ovvio, sottrarci alla banalità del conformismo. Il Patalogo 29 - come nella sua tradizione quasi trentennale - ha lo scopo di documentare tutto questo e lo fa con chiarezza e grande mole di dati, fornendo al lettore esperto e al semplice appassionato di teatro uno spaccato reale e riflettuto della scena contemporanea.

Io vivo nelle cose. Appunti di viaggio da "Rooms" a Pasolini e Ada - romanzo teatrale per enigmi in sette dimore sono una sorta di libri d'arte che raccolgono i segni di quindici anni di attività dei Motus, e il progetto di "romanzo teatrale" di Ada, portato avanti con coerenza estetica da Fanny & Alexander. Ciò che propongono i due volumi - degli autentici album fotografici, racconti per immagini della ricerca teatrale di due dei gruppi più rappresentativi della scena contemporanea italiana - è un modo nuovo di intendere la documentazione teatrale. Si ha l'impressione che i libri d'arte di Ubu non possano vivere senza la conoscenza diretta delle compagnie e del lavoro teatrale che documentano con una propria autonomia grafica. Questi opposti che si attraggono fanno sì che sia il volume dedicato ai Motus sia quello a Fanny & Alexander permettano di documentare con creatività un percorso estetico e al tempo stesso siano espressione stessa non solo del processo, ma anche del prodotto/spettacolo. E come se Ubulibri nella costosa ed elegante veste grafica dei suoi libri quadrati rincorresse la possibilità di perpetuare il dialogo con l'opera teatrale e i suoi artefici non come riflessione esterna e critica soltanto, ma come eco continuatrice di un viaggio estetico che si sviluppa, si completa, si cristallizza nella forma del libro d'arte. Ecco perché in questa sede si è preferito soffermarsi sulla forma piuttosto che sul contenuto nella convinzione che alla fine forma e contenuto coincidano, come spesso accade nell'arte contemporanea.

Tra il 1934 e il '35, all'inizio della lugubre stagione delle purghe staliniane, Mejerchol'd, ancora una volta controcorrente, torna al teatro al teatro di Anton Cechov, all'epoca additato al pubblico disprezzo dai fautori del neonato realismo socialista. Il regista sceglie tre brevi atti unici, attraversati dalla vena più lieve e divertente dello scrittore, con momenti di irresistibile comicità, passando dalla commedia dell'arte al vaudeville. Nei tre testi Mejerchol'd conta 33 svenimenti, in tutte le loro gradazioni e sfumature, dal breve malore alla perdita dei sensi, e ne fa il filo conduttore della messinscena. Il volume di Ubulibri propone per la prima volta in Italia le trascrizioni del lavoro pedagogico di Mejerchol'd condotto sugli atti unici L'anniversario, L'orso e Una domanda di matrimonio. Il Maestro pur non rinunciando alla pratica della sua biomeccanica è attento a non tradire lo spirito e gli atti psicologici propri del teatro di Cechov, richiamandosi con rispetto alla lezione di Stanislavkij, senza riproporla, ma accompagnando l'attore verso le possibilità di padroneggiare l'intenzione, l'esecuzione fisica, la reazione psichica, nell'intento di cancellare ogni psicologismo in nome di un'emozione pura. Il volume si pone come ideale prosecuzione della ricerca che la Ubulibri dedica all'innovatore russo, partita con L'attore biomeccanico edito nel 1993 e con il recente 1918: Lezioni di teatro del 2004.

Davide Enia è uno dei protagonisti del nuovo, vivace, intelligente teatro contemporaneo italiano. Meritoriamente la casa editrice Ubulibri raccoglie i suoi testi, un modo per porre un punto fermo a un teatro d'attore e di scrittura che sta trovando ampio riscontro nell'utilizzo della narrazione e della poesia come modelli di pensiero e di riflessione sul mondo. Da Italia Brasile 3 a 2 a Maggio '43, Davide Enia racconta il nostro Paese attraverso le testimonianze di uomini e di immagini quotidiane, che nulla hanno di eroico e di paradigmatico ma che profumano di vita con tutti i colori delle emozioni. Scanna ha ricevuto il Premio Tondelli nel 2003 e costituisce per Davide Enia un punto di passaggio dal racconto epico alla tragedia. Scanna è la storia di una guerra immaginata e sofferta all'interno di un nucleo familiare in cui le dinamiche della violenza diventano paradigmatiche di un mondo della sopraffazione che è dei nostri giorni.

(Da "Il Grande Fiume", Primavera 2007)

Sito a cura di Damiano Pignedoli
Web Designer Lorenzo Quadri • Altri credits Who's who@ubulibri.it


edizioni@ubulibri.itTel. 02.20241604 – 02.4549157
Fax 02.36514067facebook

 

Edizioni Ubulibri s.a.s.
di Franco Quadri e C.
via B. Ramazzini 8
20129 Milano (MI)
P. Iva 07819640157
C.C.I.A.A. 1182594
Cap. soc. € 516,46
Trib. MI 245424/6490/24