"Negli ultimi anni sia il pubblico che il mondo teatrale
italiano non possono non aver notato una notevole fioritura
sui nostri palcoscenici della nuova drammaturgia teatrale, tanto italiana quanto straniera. La scelta di mettere in scena nuovi autori,
appoggiata fino a qualche tempo fa purtroppo da poche e
isolate realtà del nostro paese, è stata ormai adottata da molti
registi e altrettanti centri teatrali e così nomi nuovi
come Sarah Kane, Mark Ravenhill, Michel Marc Boucard o
i nostri Fausto Paravidino e Letizia Russo, solo per citarne
alcuni, hanno cominciato finalmente a figurare in molti cartelloni
accanto a quelli classici di Shakespeare o Goldoni", scrive
Dimitri Milopulos, direttore artistico del Festival Intercity,
in apertura del volume Teatro scozzese, pubblicato da
Ubulibri (pp. 304 - 15 euro), volume che raccoglie i testi di Iain Heggie, Pulendo il culo di mia madre,
Anthony Neilson, Amore ricucito,
John Clifford, La nuova tonaca di Dio, David
Greig, San Diego, Sharman Macdonald, Inno
infranto, e Riccardo Galgani, Un uomo trovato.
Il volume compare a dieci anni di distanza dalla raccolta
dedicata al Nuovo teatro inglese che lanciò in Italia
gli arrabbiati degli anni '80. Ora con Teatro scozzese il
Festival Intercity - e con esso la casa editrice Ubulibri -
prosegue la meritoria opera di documentazione della scrittura scenica.
E se dieci anni fa la "rabbia" sembrava poter dar adito alla speranza
di una ribellione, nei testi del Teatro scozzese c'è quasi
un ripiegarsi su di sé, quella rabbia ha lasciato il posto ad un flusso di
coscienza che pone i personaggi in una drammatica e angosciante
solitudine che è fame di affetto e relazione. Detto questo piace
offrire uno spaccato della nuova drammaturgia usando come veicolo
proprio l'azione della casa editrice milanese che con I testi di Ubulibri
offre agli operatori, agli attori e ai lettori una panoramica
aggiornata della nuova drammaturgia. La scelta di autori e testi appare
legata intimamente alla pratica scenica. Basti pensare
alla recente riedizione di Angels in America di Tony Kushner
(pp. 192 - 18,00 euro) in occasione della produzione di Ert e Teatridithalia, un modo
per legare la natura effimera del teatro all'azione permanente e
di documentazione dell'editoria. È come se I testi Ubulibri prima di
passare sulla pagina scritta sentissero la necessità di avere la conferma della
loro teatralità dalla messa in scena a posteriori o antecedente
l'uscita editoriale. Basti pensare al volume di Vittorio
Franceschi, Il sorriso di Daphne tra regine e naufragi
(pp. 168 - euro 16,95). Il volume si apre con Il sorriso di
Daphne, un testo pluripremiato che - se ce n'era bisogno -
ha consacrato Vittorio Franceschi come autore oltre che come attore
intelligente, sensibile che attraversa con eleganza il mondo del
teatro e quello del cinema. Prezioso il suo ruolo nel film
La febbre di Alessandro D'Alatri al fianco di
Fabio Volo. E proprio sul set cremonese de
La febbre è nata l'idea di mettere in scena
Il sorriso di Daphne con lo stesso Franceschi e Laura Curino,
diretti dallo stesso D'Alatri, in un allestimento corretto, commovente
e che ben rende la scrittura d'attore di Franceschi.
Proprio il filo rosso che lega scrittura e lavoro in palcoscenico
porta a leggere con una certa emozione il Teatro
di Barbara Nativi (pp. 272 - 15 euro), raccolta di testi della drammaturga
prematuramente scomparsa, curata da Dimitri Milopulos e Andrea Nanni,
un omaggio ad un'autrice divorata da teatro: "Solo per amore
si può svolgere una massa di attività come quella messa
in moto da Barbara in pochi anni, in una sorta di furiosa corsa a
ostacoli contro il tempo"- scrive Franco Quadri in Per amore,
prefazione al volume - "La sua adesione al teatro era così totalizzante
da non permettere di isolare una funzione principale in questo suo
darsi, se concedere la preminenza all'autrice, alla regista, alla traduttrice,
alla maestra di attori, alla talent scout sempre a contatto con giovani da
crescere e istruire nutrendosi dei loro fermenti, in un'ansia di comunicazione
per cui non smetteva di organizzare spettacoli, manifestazioni,
festival, conferenze, pubblicazioni, scovando nuovi drammaturghi
o andando a cercarli all'estero con l'ansia frenetica e coinvolgente
di sprovincializzare la nostra scena". Il desiderio di recuperare
nuove espressioni della drammaturgia contemporanea è confermato
dal volume dedicato a Stefano Massini, Una quadrilogia
(pp. 200 - 19 euro) che raccoglie i testi: L'odore assordante
del bianco, Processo a Dio, Memorie del boia,
La fine di Shavuoth. I testi scritti fra il 2004 e
il 2005 hanno come filo conduttore la figura di altrettanti
artisti e scrittori di cui Massini recupera la memoria biografica
e lo spirito creativo attraverso una serie di documenti e fonti che il
drammaturgo rielabora e fa propri, recuperando il 'non scritto'
emozionale dei suoi artisti/personaggi da Franz Kafka in
La fine di Shavuoth oppure al boia che insegna cos'è la vita
a Honoré De Balzac in Memorie del boia,
da Van Gogh in L'odore assordante del bianco
alla testimonianza memoriale dello sterminio in Processo a Dio.
La condizione dell'artista e l'ansia del comunicare fanno
da sfondo alla Quadrilogia di Massini, un viaggio nella
multiforme energia creativa che compone un
"discorso sull'artista e le sue possibilità di esprimersi, le fonti di ispirazione,
la condanna al silenzio, la riproducibilità della sua opera,
l'enigma stesso dell'opera d'arte e del suo frangersi sulla vita".
(Da "Il Grande Fiume", Estate 2007)