Drammaturgie per una scena viva
Considerazioni su alcuni Testi Ubulibri.

di Nicola Arrigoni


"Negli ultimi anni sia il pubblico che il mondo teatrale italiano non possono non aver notato una notevole fioritura sui nostri palcoscenici della nuova drammaturgia teatrale, tanto italiana quanto straniera. La scelta di mettere in scena nuovi autori, appoggiata fino a qualche tempo fa purtroppo da poche e isolate realtà del nostro paese, è stata ormai adottata da molti registi e altrettanti centri teatrali e così nomi nuovi come Sarah Kane, Mark Ravenhill, Michel Marc Boucard o i nostri Fausto Paravidino e Letizia Russo, solo per citarne alcuni, hanno cominciato finalmente a figurare in molti cartelloni accanto a quelli classici di Shakespeare o Goldoni", scrive Dimitri Milopulos, direttore artistico del Festival Intercity, in apertura del volume Teatro scozzese, pubblicato da Ubulibri (pp. 304 - 15 euro), volume che raccoglie i testi di Iain Heggie, Pulendo il culo di mia madre, Anthony Neilson, Amore ricucito, John Clifford, La nuova tonaca di Dio, David Greig, San Diego, Sharman Macdonald, Inno infranto, e Riccardo Galgani, Un uomo trovato. Il volume compare a dieci anni di distanza dalla raccolta dedicata al Nuovo teatro inglese che lanciò in Italia gli arrabbiati degli anni '80. Ora con Teatro scozzese il Festival Intercity - e con esso la casa editrice Ubulibri - prosegue la meritoria opera di documentazione della scrittura scenica. E se dieci anni fa la "rabbia" sembrava poter dar adito alla speranza di una ribellione, nei testi del Teatro scozzese c'è quasi un ripiegarsi su di sé, quella rabbia ha lasciato il posto ad un flusso di coscienza che pone i personaggi in una drammatica e angosciante solitudine che è fame di affetto e relazione. Detto questo piace offrire uno spaccato della nuova drammaturgia usando come veicolo proprio l'azione della casa editrice milanese che con I testi di Ubulibri offre agli operatori, agli attori e ai lettori una panoramica aggiornata della nuova drammaturgia. La scelta di autori e testi appare legata intimamente alla pratica scenica. Basti pensare alla recente riedizione di Angels in America di Tony Kushner (pp. 192 - 18,00 euro) in occasione della produzione di Ert e Teatridithalia, un modo per legare la natura effimera del teatro all'azione permanente e di documentazione dell'editoria. È come se I testi Ubulibri prima di passare sulla pagina scritta sentissero la necessità di avere la conferma della loro teatralità dalla messa in scena a posteriori o antecedente l'uscita editoriale. Basti pensare al volume di Vittorio Franceschi, Il sorriso di Daphne tra regine e naufragi (pp. 168 - euro 16,95). Il volume si apre con Il sorriso di Daphne, un testo pluripremiato che - se ce n'era bisogno - ha consacrato Vittorio Franceschi come autore oltre che come attore intelligente, sensibile che attraversa con eleganza il mondo del teatro e quello del cinema. Prezioso il suo ruolo nel film La febbre di Alessandro D'Alatri al fianco di Fabio Volo. E proprio sul set cremonese de La febbre è nata l'idea di mettere in scena Il sorriso di Daphne con lo stesso Franceschi e Laura Curino, diretti dallo stesso D'Alatri, in un allestimento corretto, commovente e che ben rende la scrittura d'attore di Franceschi. Proprio il filo rosso che lega scrittura e lavoro in palcoscenico porta a leggere con una certa emozione il Teatro di Barbara Nativi (pp. 272 - 15 euro), raccolta di testi della drammaturga prematuramente scomparsa, curata da Dimitri Milopulos e Andrea Nanni, un omaggio ad un'autrice divorata da teatro: "Solo per amore si può svolgere una massa di attività come quella messa in moto da Barbara in pochi anni, in una sorta di furiosa corsa a ostacoli contro il tempo"- scrive Franco Quadri in Per amore, prefazione al volume - "La sua adesione al teatro era così totalizzante da non permettere di isolare una funzione principale in questo suo darsi, se concedere la preminenza all'autrice, alla regista, alla traduttrice, alla maestra di attori, alla talent scout sempre a contatto con giovani da crescere e istruire nutrendosi dei loro fermenti, in un'ansia di comunicazione per cui non smetteva di organizzare spettacoli, manifestazioni, festival, conferenze, pubblicazioni, scovando nuovi drammaturghi o andando a cercarli all'estero con l'ansia frenetica e coinvolgente di sprovincializzare la nostra scena". Il desiderio di recuperare nuove espressioni della drammaturgia contemporanea è confermato dal volume dedicato a Stefano Massini, Una quadrilogia (pp. 200 - 19 euro) che raccoglie i testi: L'odore assordante del bianco, Processo a Dio, Memorie del boia, La fine di Shavuoth. I testi scritti fra il 2004 e il 2005 hanno come filo conduttore la figura di altrettanti artisti e scrittori di cui Massini recupera la memoria biografica e lo spirito creativo attraverso una serie di documenti e fonti che il drammaturgo rielabora e fa propri, recuperando il 'non scritto' emozionale dei suoi artisti/personaggi da Franz Kafka in La fine di Shavuoth oppure al boia che insegna cos'è la vita a Honoré De Balzac in Memorie del boia, da Van Gogh in L'odore assordante del bianco alla testimonianza memoriale dello sterminio in Processo a Dio. La condizione dell'artista e l'ansia del comunicare fanno da sfondo alla Quadrilogia di Massini, un viaggio nella multiforme energia creativa che compone un "discorso sull'artista e le sue possibilità di esprimersi, le fonti di ispirazione, la condanna al silenzio, la riproducibilità della sua opera, l'enigma stesso dell'opera d'arte e del suo frangersi sulla vita".

(Da "Il Grande Fiume", Estate 2007)

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