La teoria degli affari secondo Hermann Broch
L'autore austriaco s'inoltra nei meandri dell'economia capitalistica per rivelarne il deficit di valori umani

di Andrea Bisicchia


Franco Quadri, editore del Teatro, di Hermann Broch, durante una grigia e piovosa serata milanese, mi confidò che avrebbe preferito che Luca Ronconi avesse portato in scena L'espiazione, impresa produttiva alquanto rischiosa economicamente, visto l'elevato numero di personaggi, paventando il dubbio che la scelta del grande regista di Inventato di sana pianta ovvero gli affari del barone Laborde nascesse da simili considerazioni.
Considero L'espiazione un testo complesso che rimanda ad alcuni aspetti della biografia di Broch, essendo egli stato assistente alla direzione nella filanda di Teesdorf, vicino a Vienna, oltre che industriale tessile che ha vissuto la grande crisi del '29. Questo accenno lo ritengo necessario per comprendere la materia trattata in L'espiazione, i cui personaggi appartengono sia al mondo dell'industria, sia a quello dei sindacati, degli operai e dei disoccupati. L'azione è concentrata nell'arco di due mesi, durante i quali saranno decise le sorti dello stabilimento Filsmann, il quale sceglierà il suicidio dinanzi alle ciniche trasformazioni del capitalismo, dopo la morte del presidente del consiglio di fabbrica, ucciso da un operaio, e del figlio del direttore dello stabilimento durante una sommossa. L'argomento del dramma verte sui problemi dell'economia durante la recessione che aveva colpito la Repubblica di Weimar, nel momento in cui il capitalismo viveva una delle sue pagine più nere, con la riduzione dei salari, con i tumulti degli operai, con i primi tentativi di fusione, con le morti meccaniche, mentre la legge del denaro governa il mondo e fa ritenere gli uomini marionette in mano agli economisti di turno. Con Inventato di sana pianta ovvero gli affari del barone Laborde, la cui prima rappresentazione avvenuta a oltre trent'anni dalla morte dell'autore, in Germania, per essere ripresa, due anni dopo in Austria (1983), oggi messo in scena per la prima volta in Italia (al Piccolo Teatro "Grassi" di Milano) da Luca Ronconi, Broch si propone di cambiare la teoria degli affari e la loro logica, proprio "di sana pianta", abbandonando la drammaticità di L'espiazione e utilizzando una forma più lieve, quella della commedia brillante che mi ha fatto pensare, data l'ambientazione, ad una specie di Albergo del libero scambio, benché il vaudeville, concepito da Broch, si tinga di un meccanismo comico costruito sulla figura del truffatore. Al centro dell'azione troviamo banchieri, aristocratici, donne insoddisfatte: si parla di holding, di quotazioni in Borsa, di vantaggi valutari, di bancarotta, dei circoli viziosi dell'economia, ma con un'idea ben diversa del destino, perché concepito non più di origine tragica, ma con la consapevolezza che lo si possa ingannare, dato che, secondo Broch, la realtà è un semplice prodotto dell'irrealtà, mentre la vita può essere vissuta in funzione della menzogna o, se vogliamo, del teatro, luogo della finzione e della mistificazione. Alla fine, paradossalmente, scopriremo che l'unica persona onesta è il truffatore, poiché si mostra ricco di scrupoli morali, nemico delle convenzioni e di chi finge di possedere una realtà spirituale, il solo, tra tanti egoisti, capace di veri sentimenti d'amore.

(Da "Avvenire", 2 marzo 2007)

Sito a cura di Damiano Pignedoli
Web Designer Lorenzo Quadri • Altri credits Who's who@ubulibri.it


edizioni@ubulibri.itTel. 02.20241604 – 02.4549157
Fax 02.36514067facebook

 

Edizioni Ubulibri s.a.s.
di Franco Quadri e C.
via B. Ramazzini 8
20129 Milano (MI)
P. Iva 07819640157
C.C.I.A.A. 1182594
Cap. soc. € 516,46
Trib. MI 245424/6490/24