Nel 2002 Ubulibri pubblicò una raccolta di commedie di Edoardo Erba
(Maratona di New York e altri testi). A distanza di tre anni l'intraprendente casa editrice milanese propone
una nuova antologia dell'apprezzato drammaturgo lombardo che, inquadra nel titolo redazionale il senso contenutistico dell'operazione.
L'impianto narrativo delle Sei commedie in commedia (che sono: Vaiolo, Margarita e il gallo, Muratori, Animali nella nebbia (Sacra rappresentazione), La notte di Picasso, Intervista)
assume e approfondisce la formula del teatro nel teatro. La funzione metateatrale, già contenuta implicitamente nei testi
dello scrittore, si colora di un linguaggio discorsivo libero da riferimenti letterari e in grado di costruire dialoghi
surreali al limite del possibile. In questi testi si annidano percorsi inesplorati che mettono in dubbio il confine tra
la realtà e l'immaginazione, fra il dominio del conscio e la sfera del conscio.
Nella minipièce Vaiolo (1998), ambientata in un avveniristico regime autoritario, sono protagonisti
un professore e un archeologo che si confrontano in merito al ritrovamento di un teatro perfettamente conservato.
Ai loro occhi appare un luogo sconosciuto e del tutto misterioso poiché essi appartengono ad una società ignara della
cultura e della pratica dello spettacolo dal vivo. Il palcoscenico e la platea assurgono a reperti di un mondo antico e sepolto,
del quale non si percepiscono più la sacralità e la funzione sociale. Ne conseguono assillanti e controversi interrogativi
sugli utilizzi possibili e infine spunta una tesi bizzarra, secondo la quale l'impianto teatrale sarebbe stato una
specie di ospedale dedicato alla cura di una malattia ormai estinta come il vaiolo. Lo scioglimento dell'enigma sfocia
in una inquietante visione metaforica del futuro del teatro, segnato dal destino di totale oblio in un contesto
sociale 'guarito', dove il dottore-attore non avrebbero più senso di esistere.
Con Margarita e il gallo (2006) Erba propone una macchina testuale a sorpresa, intessuta di gusto parodistico e costruita
sul calco della commedia del Rinascimento con incursioni nel vaudeville. Annibale Guenzi, tipografo fiorentino del Cinquecento,
stampa libri che rimangono invenduti. Con una buona raccomandazione, sostenuta dall'interessato aiuto di un chierico vanitoso e ambiguo,
potrebbe ottenere i vantaggiosi favori della corte medicea. Il cugino del Granduca, il Visconte Morello, è l'uomo giusto,
ma in cambio pretende di giacere con sua moglie Bianca. Non solo: lo strano nobile ha gusti sessuali particolari, la fonte del piacere è
infatti l'altra parte, quella a tergo... La conseguente canonica sostituzione di persona, con la serva Margarita al posto della consorte
Bianca, si trasforma in un incredibile cambio dell'anima, e scatena una serie di equivoci e paradossi. Margarita, in realtà persona
dal temperamento estroverso e bizzarra, è figlia di una strega, e avendo perfettamente capito a che cosa sta per andare incontro,
si difende in modo tutt'altro che ingenuo, ricorrendo ad un incantesimo che scambia i due corpi, il suo con quello del padrone.
Vera protagonista della commedia, la serva parla in dialetto emiliano-romagnolo con influssi lombardi, mentre i personaggi maschili usano
un linguaggio lambiccato e artificioso. Questa contrapposizione linguistica, altro motore della struttura della commedia,
diventa inquietante metafora della confusione tra i sessi, dimostra la perdita di identità e il rovesciamento degli schemi consueti.
Gli uomini vivono in una trappola scenica perché quella è la dimensione della vita (anche nostra).
La dialettica finzione-realtà si cala in un altro testo piuttosto interessante, Muratori (2002), anche per l'uso del dialetto
romanesco messo in bocca a due protagonisti intenti a costruire un muro durante una notte, perché mancano i permessi, in un ex teatro
prossimo a diventare supermarket. La conversione di un contenitore culturale in uno spazio commerciale parafrasa e, nel contempo,
denuncia quanto realmente si verifica nelle nostre città. È la comparsa improvvisa di una donna di sogno il fatto
spiazzante per i due lavoratori: si tratta della strindberghiana Signorina Giulia non ancora suicidatasi e alla ricerca di una fuga
romantica sul lago di Como già fantasticata con Jean. Tra corteggiamenti reali e approcci immaginati i due amici perdono via via
il senso dell'orientamento, subentra un incontrollato smarrimento interiore che porta dalla violenza del mondo onirico alla fuga fisica
dal teatro, mentre la donna li osserva con un enigmatico sorriso.
È un testo dolente Animali nella nebbia. Una finta Sacra rappresentazione, come recita il sottotitolo,
diventa vera morte. Nella campagna intorno ad una cittadina storica, tra antichi casali e riserve, si svolgono contemporaneamente due episodi.
Mentre è in corso la preparazione di una processione che dovrebbe portare i fedeli ai piedi di tre croci issate, su una collinetta
si svolge la battuta di caccia di un industrialotto in perenne crisi coniugale. Ma la caccia è disturbata dall'intervento di un
ragazzo combattivo che con il tamburo mette in fuga gli animali. La Sacra rappresentazione è complicata dall'intervento di una scenografa
improvvisata che di sua iniziativa decide di appendere tre uomini alle croci che dovrebbero invece rimanere vuote. Cala la notte e la
nebbia crea un muro che impedisce ogni spostamento. La scenografa, il cacciatore e la moglie si incontrano e passano una notte di
violenza e di oscuri presentimenti nel capanno dove hanno trovato rifugio. Intanto la processione viene sospesa anche se gli
organizzatori nulla sanno dei tre appesi. Nessuno presta loro soccorso e il teatro diventa realtà e la rappresentazione si trasforma
in vera e propria Passione. Così, mentre la moglie del cacciatore si accorge di essere incinta del ragazzo che ha amato, lui,
appeso in croce come Cristo, scopre nella pietà per i suoi disgraziati compagni, l'umana compassione. Testo paradossale,
ricco di risvolti comici e imbevuto di ironia tagliente, Animali nella nebbia fotografa paesaggi dell'anima in preda allo
smarrimento dei valori e alla perdita di riferimenti.
La fuga in un fantastico altrove costituisce l'ancora di salvezza per la creatività in crisi, come vivono i due protagonisti di
ispirazione zavattiniana nell'atto unico La notte di Picasso (1990). Sono due pazienti di un ospedale psichiatrico alle
prese con la sceneggiatura di un film dedicato al pittore del titolo, considerato modello di genialità ed esempio di depresso che
cerca consolazione nell'arte. Tuttavia sono da due anni fermi a una scena secondaria che all'improvviso risolvono comunicando a
un registratore deliranti conversazioni e messaggi messianici, immaginando di riferire ai posteri la calata di uno dei due sulla terra
per il bene dell'umanità.
Chiude questa preziosa raccolta di commedie di Edoardo Erba Intervista (2003), in cui si parla dell'invenzione di una
letale arma giocattolo da lanciare negli Stati nemici per fare strage di bambini ed estirpare, in questo modo, sul nascere la piaga
del terrorismo. Ma, alla fine, subentra un rovesciamento narrativo che alimenta una visione ottimistica e positiva del mondo.
La lettura di Sei commedie in commedia contiene in sé una doppia e gradita conferma: la genuina modernità della vena creativa
di Edoardo Erba, autore che da anni staziona nei quartieri alti della drammaturgia italiana, e la validità culturale del progetto
sostenuto dalla casa editrice milanese indirizzato alla divulgazione e valorizzazione degli scrittori di teatro contemporaneo.
(Da "www.drammaturgia.it", settembre 2006)