Non è solo una famiglia ma un viluppo di famiglie con figli di diversi letti e coniugi spaiati quello che,
in un complesso contesto di imprevisti, si ritrova a una cena per un preteso fidanzamento di due quindicenni subito
sviato in Happy Family, una commedia diretta da Alessandro Genovesi, che ne è pure l'autore e si serba una parte
di disinvolto protagonista, occupato tra l'altro a scriversi addosso una parte, oltre a determinare quelle degli altri,
perché la finzione vuole che quello che si recita sia un suo romanzo improvvisato lì per lì. Inseritosi quindi
come personaggio nel contesto, grazie a un incidente di macchina, l'autattore si crea al volo un amore per la più bella
della gruppo, al secolo Roberta Rovelli, e finisce per sposarla. Ma sul palcoscenico nudo e dilatato su più piani del
Teatro dell'Elfo, dove si può circolare in bici, inventarsi una pizzeria, giocare sull'ubiquità, ognuno si può coltivare
il suo orticello di sorprese, evasioni programmate e scoperte, senza ignorare i sentimenti e anche i cani si fidanzano.
Il clima tende a farci pensare a un "family day" mentre gioca sullo sgretolarsi delle istituzioni con grande spirito
in un clima di scatenato divertimento di chi recita e di chi ascolta, solo un poco appannato nel finale, attento a
portare le situazioni a buon fine. E il miracolo si avvera grazie a un bellissimo cast di cui vanno ancora ricordati
l'inventiva di Massimiliano Speziani, la nonna con l'Alzheimer di Corinna Agustoni, la vena assorta di Gabriele Calindri,
lo stile di Debora Zuin e il cane che pensa in francese di Jean-Christophe Potvin.
(da "la Repubblica", maggio 2007, con reintegro dei tagli)