Una breve presentazione
La pratica alternativa di un'attrice nelle riflessioni su un trentennio di lavoro.

di Nicola Arrigoni


"Il teatro è l'arte di far avere allucinazione agli spettatori. All'inizio gli spettatori vedono in scena un'attrice alta o bassa, bionda o scura, robusta o snella. Ha i capelli sciolti ed è vestita di bianco: impersona Ofelia. Alla fine gli spettatori dovrebbero commuoversi per una fanciulla invasa da una follia che è finzione." In queste parole di Julia Varley, attrice storica dell'Odin Teatret, c'è racchiusa tutta la magia del teatro, tutta la forza dell'arte fascinatoria dell'attore che pur nella cornice della finzione finisce col rendere credibili e veri i personaggi che interpreta, le storie che racconta. In Pietre d'acqua Julia Varley racconta la sua storia di attrice e di studiosa dei segnali espressivi a fianco di Eugenio Barba, muovendo dalle prime esperienze artistiche e politiche legate al Centro Sociale Santa Marta nella Milano degli anni '70, passando attraverso l'incontro con l'Odin Teatret e la decisione di seguire il gruppo per trasferirsi definitivamente a Holstebro. L'apprendistato, il duro lavoro fisico, l'incontro con i maestri, i laboratori, "i baratti" nel Sud del mondo, gli spettacoli: tutto ciò è raccontato da Julia Varley in Pietre d'acqua, un'interessante testimonianza dall'interno su una delle esperienze più importanti del teatro d'avanguardia della seconda metà del XX secolo.

(da "Il Grande Fiume", Estate 2007)

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