"Il teatro è l'arte di far avere allucinazione agli spettatori. All'inizio
gli spettatori vedono in scena un'attrice alta o bassa, bionda o scura,
robusta o snella. Ha i capelli sciolti ed è vestita di bianco: impersona
Ofelia. Alla fine gli spettatori dovrebbero commuoversi per una
fanciulla invasa da una follia che è finzione." In queste parole di
Julia Varley, attrice storica dell'Odin Teatret, c'è racchiusa tutta la
magia del teatro, tutta la forza dell'arte fascinatoria dell'attore che
pur nella cornice della finzione finisce col rendere credibili e veri
i personaggi che interpreta, le storie che racconta. In Pietre d'acqua
Julia Varley racconta la sua storia di attrice e di studiosa dei
segnali espressivi a fianco di Eugenio Barba, muovendo dalle prime esperienze artistiche e politiche legate al Centro Sociale Santa Marta nella Milano degli anni
'70, passando attraverso l'incontro con l'Odin Teatret e la decisione di
seguire il gruppo per trasferirsi definitivamente a Holstebro.
L'apprendistato, il duro lavoro fisico, l'incontro con i maestri,
i laboratori, "i baratti" nel Sud del mondo, gli spettacoli: tutto ciò è
raccontato da Julia Varley in Pietre d'acqua,
un'interessante testimonianza dall'interno su una delle esperienze
più importanti del teatro d'avanguardia della seconda metà del XX secolo.
(da "Il Grande Fiume", Estate 2007)