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I libri bianchi

Autobiografie firmate, saggi critici d’autore, opere che segnano una svolta nell’interpretazione dello spettacolo.

 

Loach secondo Loach
a cura di Graham Fuller
pp. 160, ill., € 15
,49
(ISBN 978-88-77482-23-5)

"L'essenza è trovare sempre l'umanità, qualunque situazione tu stia esplorando, e trovare momenti di resistenza e momenti di dilemma e scelta nei quali ci sia un dramma intrinseco, una lotta connaturata. Penso che molto del cinema contemporaneo oggi affronti situazioni piuttosto profonde o importanti, ma che le riduca a uno stile cinematografico corrivo. Credo che la sfida oggi sia mettere tutto da una parte e dire semplicemente: 'Guarda, dov'è l'umanità che accomuna il pubblico e i personaggi del film?'
Sei ottimista o pessimista riguardo allo stato attuale della società?
A breve termine non si può essere ottimisti perché la gente è costretta ad affrontare una spirale di declino. Ma nel lungo termine credo di essere ottimista perché le persone comunque si difendono. La ragione per cui si fanno dei film è semplicemente permettere che le persone esprimano questo, considerare il loro tipo di resistenza perché è quello che ci fa sorridere. È quello che ti dà la forza di alzarti la mattina".
Ken Loach

Cresciuto culturalmente nell'ambito del free cinema inglese e della cultura contestataria degli angry young men, Ken Loach incarna la figura di un cineasta impegnato, autore di un cinema intimo e incisivo. L'autore di Riff-Raff, Piovono pietre, Terra e libertà, La canzone di Carla, My name is Joe, pellicole celebrate tanto dalla critica internazionale, quanto da un grande successo di pubblico, è qui al suo primo libro-intervista. Il volume è costituito da una lunga conversazione, frutto di un dialogo protratto nel tempo tra Graham Fuller e il regista. Ne risulta una ricognizione puntuale su tutta la produzione di Loach, con uno sguardo inedito sulla produzione televisiva, fino a oggi in Italia piuttosto trascurata. L'attenzione posta sui meccanismi produttivi si intreccia costantemente con il percorso biografico dell'autore, restituendo un ritratto appassionato ed esaustivo di un artista in continua lotta per la propria libertà espressiva. Secondo Graham Fuller, se il cinema inglese ha mai prodotto un Renoir, questo è Ken Loach.

Graham Fuller è caporedattore della rivista newyorkese "Interview". Conduttore della trasmissione settimanale "Cinema", ha esercitato la critica cinematografica sul "New York Times", l'"Observer", il "Guardian", "Village Voice", "Sight and Sound", "Film Comment".

"È il primo volume che viene stampato in Italia sul grande cineasta inglese, risultato di un dialogo protratto nel tempo tra Loach e il critico cinematografico Graham Fuller: L'arco di tempo intercorso – dal gennaio 1993 al novembre '97 – non impedisce al libro di avere una fisionomia solida e omogenea, realizzata soprattutto grazie alla coerenza e chiarezza di Ken Loach (...) Si articola in capitoli che approfondiscono ciascuno un periodo dell'attività del regista, in cui, attraverso film e documentari, si dispiegano quarant'anni di storia. Quattro decadi che rappresentano anche quattro fasi distinte di una carriera: la prolifica era degli anni ‘60, l'incursione nei lungometraggi e i lavori televisivi dei ‘70, il periodo dei documentari dell'impegno politico contro il thatcherismo, bloccati dalla censura negli anni ‘80; e infine i ‘90, gli anni dei lungometraggi più maturi, fino ad arrivare al Post scriptum del volume che presenta Bread and Roses. Una prima visione che sapremo apprezzare nella sua interezza dopo la lettura del libro."
Alessandro Vaccari (da "FILMAKER'S magazine", n. 4, maggio 2000)

Un libro confessione, un viatico verso il suo ultimo film, ma soprattutto un luogo dove si intrecciano la tecnica e lo spirito, la storia e l'etica di Ken Loach. Con la formula vincente e collaudata del libro-intervista e con l'intelligente e vivace traduzione di Luciano Barcaroli, Carlo Hintermann e Daniele Villa, autori anche di un'intervista al regista realizzata durante il montaggio del suono di Bread and Roses, il suo primo film americano, finalmente un vuoto viene colmato.

 

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