Chi volesse conoscere l'officina di lavoro di un regista come Luca Ronconi e rendersi conto di cosa si intenda per autonomia del linguaggio scenico rispetto a quella dei testi che si portano in scena, consiglio di leggere il volume pubblicato da Ubulibri e curato da Cristian M. Giammarini: Luca Ronconi. Progetto Domani.
Si tratta di una analisi accurata di cinque spettacoli, realizzati dal grande regista a Torino, in occasione delle Olimpiadi, alcuni dei quali sono stati visti anche in altre città. I testi di riferimento sono: Troilo e Cressida di Shakespeare, Atti di guerra: una trilogia di Bond, Il silenzio dei comunisti di Foa, Mafai, Reichlin, Lo specchio del diavolo di Ruffolo, Biblioetica. Dizionario per l'uso di Corbellini, Donghi, Massarenti.
Il lettore attento capisce che si tratta di due testi teatrali e di tre momenti di drammaturgia contemporanea, la cui struttura è ben diversa da ciò che comunemente si intende per teatro.
Ciò che affascina, di questo libro, sono i problemi di interpretazione che vedono un maestro spiegare ai suoi allievi, nel nostro caso, ai suoi attori e assistenti, scena per scena, atto per atto, quali sono i significati reconditi che stanno dietro le parole, i pensieri, i concetti che, sulla scena, dovranno essere trasformati in azione e, quindi, in linguaggio, ovvero in atmosfera, in tensioni, in scoperta del personaggio.
Ronconi non si stanca di ripetere che l'attore non deve limitarsi a scandire la battuta, ma deve sapere cosa significhi, dovendo rivelare, attraverso le parole, ciò che l'attore stesso ancora non sa, proprio perché lo sta cercando.
Con una parola un po' abusata, il regista dice all'attore di cercare il sottotesto, che non vuol dire soltanto il significato delle parole, ma anche il loro relazionarsi con lo spazio, con le emozioni, con i toni, con le contraddizioni e, soprattutto con le metafore.
Ronconi si sofferma anche sugli accenti, dato che le parole possono assecondare il ritmo, mentre la frase deve essere spezzata a senso e non a orecchio, perché contiene una cadenza interna che costituisce la sua armonia.
Ciò che, a mio avviso, affascina in questo libro, è l'idea che Ronconi propone di contemporaneità, quando si chiede e ci chiede se siano gli argomenti o i temi a decretarla, oppure la narrazione che appartiene più alla drammaturgia convenzionale, che a una drammaturgia che si affanna a svincolarsi dai canoni tradizionali per permettere ai temi di parlare direttamente al pubblico, senza l'ausilio dei personaggi, con l'utilizzo di codici di comunicazione diversi.
Il modello esemplare, per Ronconi, rimane Infinities, dove protagonista era la scienza in sé; sulla scia di quel successo, Ronconi ha voluto fare lo stesso esperimento con l'economia: Lo specchio del diavolo; con la politica: Il silenzio dei comunisti; con la bioetica: Biblioetica. Dizionario per l'uso, specificando che non si tratta soltanto di trattazione e divulgazione di argomenti interessanti, ma di una drammaturgia futuribile.
(Da "La Sicilia", 31 marzo 2008)