Nell'affollato repertorio drammaturgico di Gabriele D'Annunzio Sogno di un mattino di primavera
gareggia vittorioso, lasciando in ombra anche il suo sogno gemello dedicato a "una sera d'autunno", nella
scala dei testi meno rappresentati del poeta, che stavolta scrive in prosa: e si possono facilmente addebitare
le ragioni di questa assenza alla staticità di una vicenda esangue sacrificata al compiacimento per l'ambientazione
rinascimentale. Ma si dà pure il caso che questo motivo estetico possa agire da spinta alla messinscena qualora,
come nel caso dello spettacolo fiorentino, si presenti la possibilità di fruire di un luogo sacro qual è il cortile del
Bargello, accanto a una attigua mostra dedicata a Desiderio di Settignano, dato che una sua scultura ha un ruolo rilevante
nel testo, tanto più se a realizzare l'operazione, promossa dalla Sovrintendenza e dalla Direzione del Museo, ci sia una
compagnia toscana come la Lombardi-Tiezzi, guidata da due artisti che sono anche studiosi della storia dell'arte.
Ecco dunque la vicenda di una Isabella presunta de' Medici che, sorpresa dal marito, s'è vista uccidere l'amante tra le
braccia e ha perso la ragione, tesa a confondersi con le fronde, in preda a un delirante monologo in cui ama rispecchiarsi in
un'altra gentildonna già sottoposta prima di lei a identico destino in quella stessa sede. Allora la soluzione registica
consiste nello straniare la protagonista affidando il ruolo della Demente, che fu di Eleonora Duse, a un poderoso
Sandro Lombardi stralunato e nasale dalla lunga parrucca bianchissima, quasi argentea come il manto, sovrapposto a
un verde che l'avvicina alla vegetazione in cui la dama vorrebbe sparire e che, attorno al pozzo, sta disposta con
sapienza in vasi da orto botanico, lasciando spiccare il rosso vivo delle rose o d'un drappo, tra
le attente presenze di Marion D'Amburgo, Marta Richeldi e Alessandro Schiavo, tra gli altri.
(da "la Repubblica", 28 maggio 2007, con reintegro dei tagli)