Arroganza e violenza del potere
La lingua universale del teatro per affratellare mondi diversi

di Andrea Bisicchia


L’alba č l’inizio di un nuovo giorno e, metaforicamente parlando, di un cambiamento. Dal moltiplicarsi dell’alba sono nate Le Albe, ovvero la compagnia di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, con sede a Ravenna, con l’intento programmatico di iniziare il proprio giorno di lavoro proiettandolo verso il futuro e con l’ambizione, non tanto di convertire il teatro verso forme inusuali, quanto di trasformarlo a contatto di mondi sociali diversi senza, per questo, utilizzare la formula del “teatro sociale” tanto in voga in questi ultimi anni. Marco Martinelli ed Ermanna Montanari ci danno un saggio della loro idea di teatro nel volume: Teatro delle Albe, Suburbia. Molti Ubu in giro per il pianeta 1998-2008, pubblicato nella collana I libri bianchi della Ubulibri. Il libro analizza la storia di uno spettacolo, l’Ubu re di Jarry, il testo che nel 1896 aprì la stagione delle avanguardie europee e che è diventato per la compagnia delle Albe un vero e proprio pretesto per sperimentare una forma di teatro che, utilizzando la materia provocatoria della nota parabola del potere e della violenza, potesse essere proiettata verso una sperimentazione, non tanto e non solo formale, ma anche e soprattutto sociale.
Martinelli ha riscoperto la modernità di Ubu re nella sua intrinseca forza sovvertitrice oltre che nella sua capacità di assimilare l’inassimilabile, o di trasformare la diversità in normalità. Al centro dell’analisi vi sono ben quattro maniere di inscenare Ubu re, lungo un decennio di lavoro a fianco di giovani studenti italiani e stranieri che, a contatto della materia incandescente del testo di Jarry, sono diventati protagonisti di una forma spettacolare inusuale, che utilizza il palcoscenico con lo scopo di socializzare aree diverse del pianeta che vanno da Ravenna, la città di appartenenza, all’Africa, agli Stati Uniti, a Napoli, in particolare a Scampia, nota per il suo degrado.
A seconda dei luoghi, i testi assumono titoli diversi: I polacchi, Mighty Mighty Ubu, allestito a Chicago, Ubu buur, allestito in Senegal, e Ubu sotto tiro allestito a Scampia, con ottanta ragazzi che in coro si battevano contro la camorra.
Durante questi dieci anni Martinelli ha attraversato luoghi diversi delle periferie metropolitane, portandone a galla il deterioramento, la desolazione degli strati sociali, di popolazioni che vivono la propria condizione esistenziale a contatto di poteri perversi, quali possono essere quelli della camorra o dei tanti dittatori che insanguinano il continente africano. Teatro sociale, quindi, ma anche pedagogico, anche politico, realizzato con la lingua della scena, con i suoi stilemi e con i suoi caratteri universali capaci di mettere insieme mondi diversi, affratellati dalla stessa ansia di combattere l’idiozia e l’arroganza del potere.
Il volume contiene interventi di Goffredo Fofi, Lea Melandri, Piergiorgio Giacchè, Gerardo Guccini, Cristina Ventrucci, oltre che interviste e riflessioni arricchite da un ricco materiale iconografico.

(Da "La Sicilia ", 9 febbraio 2009 )

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